Tutor mi manca. Da morire.
Sono
23 giorni che non lo vedo. Cinque giorni che non gli scrivo.
I
primi giorni sono stati un inferno. Le lacrime scendevano senza neanche me ne
accorgessi, il dolore era sordo e mi premeva sul petto. Piangere era l'unico
modo per liberarmi dall'angoscia. Ho imparato a memoria le nostre
conversazioni. Ho smesso di ascoltare musica, perché ogni canzone me lo faceva
ricordare. Ogni canzone sembra parlare di noi.
Non
mi basta pensare che era un amore impossibile. Che è giusto che lui stia in
pace con la sua famiglia. Io lo voglio. Almeno per un altro giorno. Ma so che
non saprei fermarmi. Lo vorrei ancora e ancora. Gli ho chiesto di vederci, ma
lui saggio com'è non ha voluto. Gli ho mandato mail leggere e mail da star
male. Lui è sempre lì, ma lotta per andare oltre me. Dovrei farlo anche io, ci
sto provando, ma dopo un paio di passi in avanti ne faccio altrettanti
indietro. La verità è che non voglio dimenticarlo. Non voglio lasciarlo andare.
Sono stata troppo bene con lui per convincermi a rinunciarvi. Ma è tutto troppo
sbagliato. Abbiamo le nostre vite. Lui ha scelto la sua e io farei la cosa
giusta a scegliere la mia. Il suo pensiero, però, non mi abbandona. E soffro
come non mai per un uomo.
Ci
sono giorni in cui prenderei la macchina e mi presenterei lì. Fuori dal lavoro.
Per vederlo. Per parlargli. Non sarebbe giusto. Non lo faccio per lui. Perché
lo amo così tanto da non volergli rendere le cose più difficili. Prego ogni
istante di liberarmi della sua presenza. Lui è ovunque. In ogni cosa che
faccio. Anche se adesso fa meno male. Giorno dopo giorno riesco a guadagnare un
minuto in più di tranquillità. Ma ci sono giorni come questo, in cui sprofondo
nel baratro dei primi giorni.
Scrivere
mi dà l'illusione di dar sfogo ai pensieri, liberarli e sperare che volino
lontano da me.

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